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    September 09

    L'elefantino trasloca

    Gentili amici,
    a causa dell'impossibilità di aggiornare il blog mediante MacIntosh dovuta alle ultime modifiche apportate alla piattaforma da msn, l'elefantino si vede costretto a far le valigie e trasferirsi altrove.
    La mia nuova abitazione è sita presso:
     
    Spero di rivedervi tutti nella mia nuova magione.
     
    Viva voi!
    August 07

    Vacanze in Lamponia


    Si può viaggiare in treno, in automobile,
    e in macchina da scrivere perché no?

    Io ci ho provato.
    Semplicemente battendo
    un tasto sbagliato
    sono arrivato in Lamponia:
    un paese dolcissimo
    che sa di marmellata e di sciroppo
    e somiglia un pochino, ma non troppo,
    alla Lapponia propriamente detta
    che se ne sta a rabbrividire
    lassù alle soglie del Polo.

    Il popolo dei Lamponi
    confina con altri popoli
    buoni e tranquilli:
    fragole, mirtilli,
    lucciole e grilli.

    Spesso giungono in visita
    dagli Stati vicini
    farfalle, api, bambini
    con il cappellino bianco
    che presto sarà nero di more...

    O paese felice,
    scoperto per errore,
    Lamponia del mio cuore!


    (da Gianni Rodari, Il libro degli errori, illustrazioni di Francesco Altan, Einaudi Ragazzi, Trieste 1995)


    Ecco un'altra amena destinazione vacanziera offerta dalla letteratura. Questa volta si va in Lamponia, mezzo di trasporto la macchina da scrivere (magari una vecchia Lettera 35), alimentata con la fantasia inesauribile del grande Rodari. Lo adoro sin dall'infanzia questo cantore del candore (eh... battendo un tasto per un altro ne vengon delle belle!).
    Buon viaggio!



    August 01

    Paese di Cuccagna


    Capitolo di Cuccagna

    Doue s'intendono le marauigliose

    cose che si fanno in quel paese,

    doue che chi piu dorme

    piu guadagna.

    Et à chi parla di lauorare, li son

    rotte le braccia



    Son stato nel paese di Cuccagna:
    o quante belle vsanze son fra loro!
    quello che più ci dorme più guadagna.

    Io ci dormì sei mesi, o sette foro,
    solo per arrichire in quel paese:
    pensate io guadagnai vn gran tesoro!

    Per arriuarci stei per strada vn mese,
    con meco mi portai sei chiauarini,
    e per la via mi feci buone spese.

    O quanta bella grascia, e buoni vini,
    starne, fagiani, e carne di porcelli,
    grechi, vernaccia, maluasia, e latini!

    Si batton con le pertiche gli vccelli,
    e poi si danno alli porci a mangiare,
    e le Civette cacano i mantelli.

    Il grano non bisogna macinare,
    grosso è lo vaco più che nullo monte,
    con zappa la farina puoi cauare.

    Non c’è né duca, né signor, né conte,
    ognun ci viue alla sua libertade:
    o che bello paese, o bella fonte!

    Ci son le spine ch’ànno dignitade,
    che di mele son cariche, e di manna,
    di rasandole, e confetti inzuccarate.

    In quel paese ci troui la canna,
    che d’vn cannello vna botte puoi fare,
    si che ’l cocchiume puoi far da vna banda.

    Non ha’ bisogno l’ vva di pestare.
    El uaso è grande, e ne vien chiaro ’l vino:
    metti pur, la cannella lassa stare.

    Ci si troua tal volta tal lupino
    ch’è grosso come pietra di montano,
    e c’è gran copia di pepe, e cimino.

    Sempre v’è tempo gratioso e sano
    non ci vedi altro se non festeggiare;
    non si pagan le biade, né arco il grano.

    Là non ci parlar mai di lauorare,
    che subito ti mettono in prigione,
    e vn anno dentro ti ci fanno stare.

    Sapete di che sono le prigione?
    di cacio parmigiano son le mura,
    e le feriate sono di cialdoni.

    Vedete come son da poche le persone.
    che di quel luogo non sanno scappare,
    e lì in prigion si lassano morire.

    Non ha bisogno ’l lino di filare:
    bell’e filato nasce in quel paese,
    altra faticha non bisogna fare.

    Troui per strada senza farci spese
    tante camicie, lenzuola, e touaglie,
    cento braccia di panno allo tornese.

    Ci son tante Pernici, e tante Quaglie,
    che dalla casa non le puoi cacciare:
    se stai a mangiare a tauola t’assaglie.

    Le case belle vi voglio contare:
    di cacio pecorino son le mura,
    e di ricotta le fanno imbiancare.

    Ad ogni casa ci è la tempiatura
    di salciccie, prosciutti, e di ventresche:
    se tu ci vai, fa che vi ponghi cura.

    Li fondamenti fonti d’acque fresche:
    ohime, chi si volesse mai partire?
    belle ci son ceragie romanesche.

    Le donne belle io vi voglio ancho dire;
    io le vedeuo con tanto splendore,
    per forza mi faceuan risentire.

    Sono belle, e piaceuoli all’amore;
    ognuno l’ha alla sua libertade,
    e ognun contentan per non dar dolore.

    O quanti belli letti incortinati,
    coperte di velluti cremesini.
    che mai si vidde si gran dignitade!

    O quanti belli scudi trapolini!
    ognun ne porta piena la scarsella,
    e se n’ha vn rubbio per tre bolognini.

    Ma voglio che sapiate vna novella,
    che chi li vuol leuar dallo paese,
    per ognun paga dieci di gabella.

    Ma quella gente nobile e cortese,
    sempre ti danno ciò che li dimande;
    non sanno dir di no in quel paese.

    Fra l’altre cose ci son due montagne,
    e tutte due di solfo, e di pece:
    per gire in cima ci vuole sett’anni.

    E nella cima c’è vn piè di cece
    che pare che nel ciel voglia toccare:
    ben habbia quello mondo, e chi lo fece

    Le oliue belle vi voglio contare,
    che grosse sono come vn melone:
    l’oglio se n’esce senza macinare.

    Lo piede non si zappa, nè si pone;
    altra fatica far non ci voleua:
    menano i fruti suoi d’ogni stagione.

    Pere, persiche, e noce io ci vedeua:
    erano grosse fuor d’ogni misura,
    che più di sei vn tnul non ne poteua.

    Viddi vna vacca pascere a pastura,
    c’hauea fatto quattordici vitelli;
    l’herba c’è longa fino alla cintura.

    Per quelli piani tanti li porcelli
    grassi, e sfoggiati a chiunche ne voleua:
    hor andiamoci tutti, o pouerelli!

    Tante cocozze, e niun le poteua,
    erano lunghe, grosse e smisurate:
    viddi vno che ne fece vna galea!

    Tanti poponi, e tante le melate,
    che d’una fetta ne puoi fare vn ponte
    d’ogni gran fiume, voglio che sapiate.

    Ognuno in quel paese pare vn conte;
    vanno vestiti d’vna foggia nuoua
    de l’arte liberale di Caronte.

    Più bel paese di questo non si troua,
    e così degno, nobile, e perfetto:
    le Bufale d’April ci couan l’uoua.

    C’è tanto musco là, e tanto zibetto,
    reobarbar, zenzeuero, e cannella,
    chi ci va vecchio torna giouinetto.

    Chi voi caualli odi questa nouella:
    per tre quattrini te lo puoi pigliare
    con briglia, con li sproni, e con la sella.

    Tanta è la grascia io non potria contare,
    che a dirlo non mi par la veritade,
    altro non vedi il dì se non ballare.

    Vn piede di lattuga ci ho trouate.
    e sotto ci ho veduto gran pazzia,
    tremila pecore starui amoriate.

    Vn piè di cauol, che niun huom uria
    che con l’accetta tagliar lo potesse!
    tal arbor mai non viddi in fede mia.

    C’è tanto pesce che, chi lo sapesse,
    a pescar spesso ogn’huomo c’anderia,
    non saria giusto che a pescar volesse.

    Là tu metti la rete in vna via,
    il pesce va a pascere a vna montagna,
    là te ne puoi varcare a voglia ria.

    Vi ho visto tal piede di castagna,
    che fa dugento miglia di meriana;
    li porci non la voglion: o chi la magna?

    Ci son pecore ch’àn longa la lana,
    che pare che sian code di cauallo,
    e sotto terra lor si fan la tana.

    Andando a spasso vn dì trouai vn gallo,
    non lo potei vccider sì era grosso
    e li dei sette colpi con vn maglio.

    Al fin mi si cacciò e misse addosso,
    con l’ogne, e con li pizzichi mi stracciò,
    e mi fece cascar in vn gran fosso.

    Cadendo vna ranocchia mi pigliò,
    e intero m’inghiotti in vn boccone,
    e in manco di mezz’hora mi cacò.

    E così mi venne in mano un bastone,
    e fuore di quel fosso me n’vsciua,
    e persi la berretta col giubbone.

    Per quelli piani correr si vedeua
    tante lumache, e tante tartaruche,
    che mille can giogner non le poteua.

    Ci son li ricci che han longhe le puche,
    che ci si fanno l’haste alle corsesche:
    se c’arriuo, volete ve n’aduche ?

    Ci sono di Gennar le frutte fresche,
    belle, e mature, e han la camicia rotta,
    le pere moscatelle, e gentilesche.

    Andando a spasso ci trouai vna grotta:
    io per vederla dentro volsi gire,
    appresso sento: serra, volta, volta!

    Per la paura io mi messi a fuggire,
    che mai mi riuoltai a capo drieto,
    in sette settimane non potei vscire.

    Così creder lo puoi se sei discreto,
    che senza veritade è gran bugia:
    per ridere l’ha fatto lo Poeto.
    E per spassar la mala fantasia.

    Cari fratelli, mi voglio partire,
    Volete qualche cosa comandare?
    Se qualchuno in Cuccagna vuol venire,
    Con le bagaglie si debba acconciare.
    Ma non ci venga chi non può dormire,
    Che ti so dir che morirà di fame!

    E questo si costuma in la Cuccagna:
    Quello che più ci dorme, più guadagna.

    Così vi dico, cari miei fratelli,
    Là le Ciuette cacano i mantelli.


    (Il Capitolo di Cuccagna – di autore trecentesco anonimo – è stato stampato in Siena nel 1581 forse alla Loggia del Papa dal codice "Miscellanea alessandrina XIII. a. 58", composto da 4 carte senza numerazione né richiami)


    No, non ho deciso di farmi pigliar per il naso da un "Poeto" del Trecento. Il fatto è che questo testo mi piace assai e lo ritengo forse il mio miglior auspicio per le vacanze che si avvicinano. Già perché "quello che più dorme, più guadagna" e chi si azzarda a lavorare finisce in galera. Per non parlare, poi, delle donne "belle, e piaceuoli all’amore".
    Manca solo un piccolo dettaglio: ora vado all'agenzia di viaggi e vedo quanto mi può costare un soggiorno nel paese di Cuccagna. Spero ci sia ancora un posto.
    Non credo che vi manderò una cartolina. Ma quando pensate a me e vi chiedete come sto ricordatevi di questa poesia.



    L'elefante e la pioggia

    Metti una serata trascorsa in casa per coricarti presto e recuperare tutte le ore di sonno perdute nei bagordi del fine settimana appena trascorso. Metti la beatitudine della tua stanza, disordinata e accogliente come fosse l'interno della tua testa. Metti un letto, due cuscini appoggiati alla testiera e un buon libro. E mettici infine un temporale impetuoso, sublime, terrificante.
    Mi sento bene durante i temporali, sento che l'elettricità delle saette mi rigenera. Questa notte l'acqua cadeva come un fiume, quasi un oceano. Dopo giorni di caldo asfissiante, finalmente la giustizia dell'acqua, il suo portato di novità e pulizia. Lo scatenarsi degli elementi. La natura tremenda nella sua potenza reclama la sua parte nella piccolezza della nostra vita di bipedi semi-intelligenti.
    Mi figuro in lieta compagnia mentre i cieli suonano la loro sinfonia che ha la perfezione dell'acqua. "Mia sola sposa è l'acqua", deve averlo scritto Federico Garcìa Lorca, anche se non riesco a ricordare dove. Acqua, sposa penetrante, fedele, sempre uguale a sé stessa e diversa ad ogni istante. L'acqua che modella le montagne, l'acqua che nutre le piante, gli uccelli, i pesci. L'acqua sposa e madre prodiga.
    Mi sono addormentato così, il sonno scandito dai fiotti feroci della pioggia che sbatteva sulle persiane. Di tanto in tanto un tuono a segnare una cesura nel dipanarsi dei sogni, un cambio di prospettiva, di sceneggiatura. Oggi mi sento bene come non mi sentivo da tempo.





    July 31

    Attività per l'estate


    1) Studiare chitarra blues

    2) Vedere tutti i film che mi ha prestato Micky

    3) Riprendere la traduzione di 'Astro-Theology' di William Derham

    4) Riordinare carte e carabattole

    5) Cucinare



    (Bi)sogni di mezz'estate

    Con oggi inizia la mia ultima settimana di lavoro prima delle vacanze. Come tutti gli anni comincio a fantasticare su tutte le attività che vorrei praticare durante le ferie, quelle per cui non si riesce a trovare il tempo mentre si lavora. Come tutti gli anni so che questi programmi saranno disattesi per cause esterne ma soprattutto perché l'ozio tenderà a diventare la mia occupazione principale. Il lavoro ci aliena davvero e ci priva delle nostre energie. Ci snatura. Mi lancerò in una top-five di questi velleitari (bi)sogni di mezz'estate.




    Venere(a)

    Scena da un ricevimento di nozze. Qualcuno sta canzonando una ragazza decisamente robusta per via del suo peso. La fanciulla risponde: "Pensare che fino allo scorso anno ero una sifilide".
    Apperò!




    July 27

    E LE Ferrovie? (2)

    A gentile richiesta (presunta inventata posticcia ciccia baciccia) ritorna a imbrattare queste altrimenti lodevoli pagine la saga dei pendolari che loro malgrado pendolano quotidianamente insieme all'elefantino. In questa puntata andrò a citarvi non uno ma ben due esseri. Oh! Quanta grazia Sant'Antonio... no, non è merito del santo, è che non si da mai l'uno se non l'altra e versa-vice.
    Frank Woodhead e Liza Greatnose. Una coppia. Una coppia? Io direi una coppia, sospetto siano moglie e marito. Una coppia ben assortita in ogni caso. Lei il doppio di lui. Lui la metà di lei. Lei con naso porcino, lui acquilino. Lui capelli di legno, lei capelli all'olio d'oliva.
    Due soggetti curiosi dei quali, e mi rincresce, non posso dir nulla riguardo ai russamenti. Perché non dormono mai, o se dormono non smettono di parlare e di guardarsi. Sospetto proprio che non dormano.
    Capita che seggano proprio vicino a me, lei con le poppe a poppa, lui con la prua a prua. Dalla borsa di lui escon fumetti, quelli di carta. Tra mille risolini ne prende uno per sé e uno per la sua. A me non me ne ha mai offerti. Poi fingono di leggere per minuti cinque, ma invece continuano a guardarsi. Si direbbero innamorati.
    E allora fan progetti sul che fare al ritorno. Ma progetti di un dettagliato che neanche Furio di BiancoRossoVerdone. Li ascolto per lunghissimi minuti tre. E' che non riesco a leggere quando parlano loro e mi contento di ascoltarli. Ma a un certo punto perdo il filo e mi addormento.
    E sogno un mondo terribile fatto di capelli di legno e nasi porcini, dove tutti si guardano nelle palle degli occhi. Un mondo di ammiccanti risolini. Ci vorrebbe Sigismondo Froid per decifrare questo sogno, io non so. Nel sogno ho capelli di palissandro, vesto in giacca e cravatta e sento un prurito tra la quinta vertebra e l'intenzione. E' un sonno agitato, a tratti disperato. Mi inseguono frotte di porcini nasali, porcini spaziali (Nasa...). Mi faccio largo a colpi di cravatta.
    Quando mi risveglio, tutto sudato (specie sul naso), me li trovo ancora lì, Frank Woodhead (Crapa de legn, si direbbe a Milano) e Liza Greatnose. Si guardano e sorridono, ma la scena è in qualche modo inquietante, l'archetipo dell'angoscia. Ispeziono la mia testa con la mano senza dar nell'occhio. La parte che governa è tutta in regola, ma ho un germoglio a ore tre, proprio sull'orecchio destro. Opporcasidèla, e ora che faccio?




    C'era una volta

    C'era una volta un re seduto sul bidé
    C'era una volta un pezzo di legno
    C'era una volta Ernesto Che Guevara
    C'era una volta la mia nonna
    C'era una volta un bambino curioso che ero io
    C'era una volta un ragazzo che come me amava i Beatles
    C'era una volta la guerra
    C'era una volta la mia Golf gialla cabrio a pedali
    C'era una volta Enrico Berlinguer
    C'era una volta il coraggio di lottare
    C'era una volta il coraggio di sognare
    C'era una volta il coraggio
    C'era una volta il governo Berlusconi
    C'era una volta re Carlo che tornava dalla battaglia di Poitiers
    C'era una volta il profumo delle viole
    C'era una volta il muro di Berlino
    C'era una volta il mago Merlino
    C'era una volta Craxi Bettino
    C'era una volta Alì Babà
    C'era una volta chi amava la Carrà
    C'era una volta il caro Gaber
    C'era una volta il cielo in una stanza
    C'era una volta la Wermacht
    C'era una volta il giardino delle fragole, dove nulla era reale
    C'era una volta chi cacciava per necessità
    C'era una volta la legalità come valore
    C'era una volta Linda che ballava così come sapeva
    C'era una volta Marcello Mastroianni
    C'era una volta Bobo Merenda
    C'era una volta la mia innocenza
    C'era una volta la paghetta della domenica
    C'era una volta il cuore che s'infuocava per un nonnulla
    C'era una volta Domenico Modugno
    C'era una volta la sicurezza di non poter mai morire





    July 26

    (18)



    (+) x (+) = (+)

    (–) x (–) = (+)

    (+) x (–) = (–)

    (–) x (+) = (–)


    Fortunatamente

    la regola del prodotto

    dei segni non vale

    nell'algebra della vita.



    July 25

    La sostenibile leggerezza






    Edgar Degas
    L'esame di danza


    Denver Art Museum


    .d.i.c.i.a.s.s.e.t.t.e.


    Solo la notte, soglia magica
    di sopore, ci distoglie l'uno
    dall'altra, ma è tutto inutile
    perché ti rinnovi nei mordaci
    ingranaggi del sogno.





    .s.e.d.i.c.i.


    T'appartiene la fragranza
    dei fili d'erba
    propaggini gagliarde
    della terra che t'ha partorita.

    Mi contento della tua ombra
    ritagliata alla finestra
    sghemba in una serata
    trascorsa a violentare
    una pagina bianca.





    July 24

    L'elefante e la bimba






    E poi dicono che i comunisti
    mangiano i bambini...

    I migliori film di Stanley Kubrick


    1) Il dottor Stranamore, ovvero: come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba (1964)

    2) 2001: Odissea nello spazio (1968)

    3) Shining (1980)

    4) Orizzonti di gloria (1957)

    5) Lolita (1962)



    Top-Five Mania


    "Barry parla pressoché ininterrottamente, e perlopiù dice cose incomprensibili e assurde: parla un sacco di musica, ma un sacco anche di libri (Terry Pratchett e qualsiasi altra roba con mostri, pianeti e via dicendo) e di film, e di donne. Pop, girls etc: come dice la canzone dei Liquorice Comfits. La sua conversazione, però, è pura e semplice enumerazione: se ha visto un buon film non ti racconta mica la trama, o le sensazioni che ha provato, invece ti dice quale posto occupa nella sua classifica dei migliori film dell'anno, in quella dei migliori film di tutti i tempi, e in quella dei migliori film del decennio. Barry pensa e parla in termini di decine e di cinquine, e di conseguenza così facciamo anche Dick e io. E ci fa stilare classifiche tutto il tempo: «Ok, ragazzi. I cinque migliori film di Dustin Hoffman». O i cinque migliori a solo di chitarra, o i cinque migliori dischi incisi da musicisti ciechi, o i cinque migliori episodi dei telefilm di fantascienza di Gerry e Sylvia Anderson («Non posso credere che hai messo Captain Scarlet al primo posto, Dick. Non era quello che non poteva morire? Ma se non può morire che gusto c'è?»), o i cinque migliori dolci che si acquistano in barattolo («Se uno di voi si azzarda a mettere in classifica il rabarbaro o la crema, do immediatamente le dimissioni»)".

    (Nick Hornby, Alta Fedeltà, Ugo Guanda Editore, Parma 1996)


    Regalare un libro è un'azione molto appagante. Richiede un discreto impegno e/o una certa predisposizione alla comunicazione. Già, perché donando un libro si dona un mondo, un intrico di significati, un fiume di emozioni. Mi piace molto regalare libri; capire quale possa essere il libro più adatto per una persona è un'esperienza che permette di aumentare notevolmente la conoscenza che si ha della persona stessa. Di fatto regalo quasi sempre libri.
    Ma raramente mi vengono regalati, perché il rischio di donarmi un libro che già possiedo è abbastanza elevato. Non così per Alta Fedeltà, dono di grande significato, punto di arrivo del percorso di riavvicinamento all'amica ritrovata, punto di partenza di un'amicizia che si fa sempre più profonda ed emozionante di giorno in giorno. Non ci poteva essere un romanzo più in sintonia con la fase della vita che mi trovo ad attraversare, l'immedesimazione con lo scapestrato Rob Fleming è inevitabile. Riflettere con ironia sul senso della vita, sull'amore, sull'amicizia, sui legami dell'appartenenza. La ricerca della stabilità. La gioia profonda degli incontri. Hornby ha scritto il libro che avrei dovuto scrivere io. E la mia amica Micky lo ha capito e mi ha consegnato insieme al libro un'occasione di riflessione, un raggio accecante di speranza.
    La faccenda delle classifiche top-five cui si accenna nel brano che ho riportato è un tormentone che attraversa tutto il libro. E' un gioco divertentissimo, una chiave per scoprire se stessi e gli altri. Ho deciso di inaugurare una nuova sezione del blog in cui riunire le mie top-five.
    Grazie Micky!



    July 21

    Meglio andare via di qua a cercarsi una città



    La ragazza fisarmonica

    Tua madre ti ha vestita di tante gelosie,
    ti ha messo cose in testa, amare fantasie,
    in te ha riversato le proprie delusioni.
    "Gli uomini – ti ha detto – son tutti dei coglioni".
    Così tu sei cresciuta in quella diffidenza,
    fra un uomo e l’altro – pensi – non c'è la differenza,
    di ogni tenerezza la più completa assenza,
    il vuoto del tuo cuore rasenta la demenza.

    Oh mai, un sorriso, che so, una parola di più.
    Oh mai, un’occhiata chissà, un po' di complicità.
    Come fisarmonica ti lasci stringere ogni volta ma
    c'è un silenzio chiuso in te, più volgare, ecco com'è:
    è più volgare di uno sputo.

    Tua madre ti parlava lavandoti le spalle,
    bambina tu ascoltavi le sue infinite balle.
    "Tuo padre – ti diceva – è stato un magro affare:
    a quarant’anni appena è un uomo da buttare".
    Tu gli volevi bene, intendo a lui, tuo padre,
    e non capivi bene le frasi di tua madre,
    eppure hai cominciato, e non ti riguardava,
    a difendere per sempre l’orgoglio di una schiava.

    Oh mai, mai un giorno che tu mi ringrazi
    ma non lo sai fare un gesto che sia
    spiritoso con me. Con te la domenica,
    sei poco igienica, si muore, sai?
    Meglio andare via di qua a cercarsi una città
    e non restare in questa mia periferia.
    Meglio andare via di qua a cercarsi una città
    e non restare in questa mia periferia.


    (Paolo Conte, 1974)



    So benissimo a chi dedicare questa canzone: a Micky, che ha appena scoperto con meraviglia Paolo Conte.
    Più che in altri brani, qui la voce di Conte ti scava dentro, profonda come un abisso, il baratro di sconforto di questa donna ferita che si accolla sulle spalle il dolore della madre, il dolore del padre. Un brano dalla tristezza struggente; un testo efficace, una musica diretta, quasi un capolavoro pittorico.
    Incapacità di amare, di abbandonarsi alla passione, una castrazione psicologica: tutto colpa di un cinismo indotto da altri. C'è anche di che riflettere.



    July 20

    Acquantopare

    Sarebbe una faccenda un po' lunga da spiegare. In ogni caso, per lavoro ho a che fare con un forum di modellismo dinamico, una vera Accademia della Crusca al contrario. Vorrei condividere con voi alcuni degli ultimi interventi postati dai fedelissimi modellisti, riportati con assoluto rigore filo-logico (anche se spesso il filo logico, appunto, sembra un po' sfuggire a questi signori). Come vedete, si può trovare qualcosa di divertente anche in un lavoro abietto, frustrante e noioso. Ma ci vuol fantasia. Buona lettura.

    Chiara-mente, ho riportato in neretto il testo originale, in chiaro le mie glosse.

    Se qualcuno ha l'ostesso problema ce un forum aperto da me
    Quando dici 'ostesso' intendi steward per caso?

    Mi pare di aver letto cualcosa che riguardava il girare delle ruota al contrario
    Dev’essere stato quando giravi sulla ruota leggendo al contrario.

    Acquantopare sembra proprio che ne mastichi di modellismo
    Sì, acqualcuno sembra sia così.

    Ai gia venduto tutto??
    No, o venduto solo l’abbecedario, come Pinocchio.

    Io ce lo anche io preso usato di un litro al massimo è perfettissimo consuma non tanto compressione il volano non riesci neanche a gitrarlo a mano al punto supeirore talmente che è compresso
    Scusi, può tradurre in francese?

    Il grasso diventerà sempre più liquido andando cosi ha lubrificare tutte le parti del differenziale
    Bene, allora o capito come fare ha dimagrire.

    Leggendo i vostri messaggi, lamarezza e tanta, ha chi mi devo rivolgere?????????????????????
    Sicuramente a uno molto bravo.

    La maggior parte in italia il gas lo a ssinistra
    Io preferisco portarlo in centro.

    Mi sta bene anche a me se ci vediamo nel parcheggio dell'Ipercop
    A me invece non mi.

    Daltronde ho fatto anke io così prima in spazi larchi (tuttora) e poi vorei provare ad andare su un circuito
    Daltraparte se io fossi in te proverei al manikomio.

    Io forse non posso venire con la moto perche non la riesco a mettere in moto.forse mi vengo sempre a fare un giro
    Io invece verrò in macchina se riuscirò a metterla in macchina. Spero di non venirmi, in ogni caso: potrebbe essere un po' imbarazzante.

    Per la cronaca mi è arrivato il serba e sarò a brave in pista....aspoettando il fail save
    Beh, in effetti come cronista ci hai un futuro.

    Se non erro orazio che automodello hai?
    E se invece erri?

    Si potrebbe richiedere ho gia l'anno detto non ricordo
    Mi pare che questa amnesia non sia il più grave dei tuoi problemi.

    Sono da poco entreto ha far parte del modellismo
    Dai, vuoi dirmi che hai abbandonato il ginnasio?

    La mia macchina ha il magone,vorrebbe fere le zozzerie con la tua
    Apperò!

    Dai considerarsi vecchiotto a 26 è proprio esagerato, c'è gente in giro molto più anziana
    La filosofia naturale è proprio la regina delle scienze.

    A me quando accellera bruscamente fa cric-scrik è normale?
    Crock-Scrock.

    Apparte la spina che usciva e che ho sistemato, ma per l resto va che è una BOMBA!!!
    Ma-la-spina ti appartiene? Si apparta? Meno male che l’hai sistemata comunque.

    Anche io sono interessato ad un paio di numeri esattamente il 75-77-80
    Un bell’ambo secco a tre numeri: puoi far carriera come giocatore.



    July 19

    Musica maestro!






    Henri Matisse
    La musique


    Albright-Knox Art Gallery, Buffalo


    July 17

    Lo stupore mi paralizza

    Certi segni non si sa mai bene come interpetarli. Un blog che langue: delle due l'una:
    1) mancano le idee;
    2) la vita vissuta prende il sopravvento.
    Certe volte succedono entrambe le cose, ma star qui a raccontarlo vuol dir che è comunque pur sempre un'idea. Appunto. Autocontraddittorietà. Ossimoro come stile di vita (anche quella vissuta).
    Dopo una giornata in alta montagna con la mia amica Silvia (detta Trinky, per i notevoli meriti acquisiti sul campo) son di nuovo alla mia scrivania, le ossa rotte e un sonno elefante.
    Negli occhi il bagliore violento del ghiacciaio del Bernina, nel fegato un giro di genepì, nell'animo sete di libertà. E quando l'anima è affollata di cotante leccornie non so mai che dire. Lo stupore mi paralizza. Chiudo gli occhi a più riprese. Inebetito, continuo a contemplare in me il serpentino punteggiato dalle lingue di neve. E il naufragar m'è dolce...