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Balzarini Andrea

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.:libRidinoso vegetariano:.
------------------------------- Redattore: persona il cui lavoro consiste nel separare il grano dalla pula, e far stampare la pula.
(Left Handed Dictionary)
9月9日

L'elefantino trasloca

Gentili amici,
a causa dell'impossibilità di aggiornare il blog mediante MacIntosh dovuta alle ultime modifiche apportate alla piattaforma da msn, l'elefantino si vede costretto a far le valigie e trasferirsi altrove.
La mia nuova abitazione è sita presso:
 
Spero di rivedervi tutti nella mia nuova magione.
 
Viva voi!
8月7日

Vacanze in Lamponia


Si può viaggiare in treno, in automobile,
e in macchina da scrivere perché no?

Io ci ho provato.
Semplicemente battendo
un tasto sbagliato
sono arrivato in Lamponia:
un paese dolcissimo
che sa di marmellata e di sciroppo
e somiglia un pochino, ma non troppo,
alla Lapponia propriamente detta
che se ne sta a rabbrividire
lassù alle soglie del Polo.

Il popolo dei Lamponi
confina con altri popoli
buoni e tranquilli:
fragole, mirtilli,
lucciole e grilli.

Spesso giungono in visita
dagli Stati vicini
farfalle, api, bambini
con il cappellino bianco
che presto sarà nero di more...

O paese felice,
scoperto per errore,
Lamponia del mio cuore!


(da Gianni Rodari, Il libro degli errori, illustrazioni di Francesco Altan, Einaudi Ragazzi, Trieste 1995)


Ecco un'altra amena destinazione vacanziera offerta dalla letteratura. Questa volta si va in Lamponia, mezzo di trasporto la macchina da scrivere (magari una vecchia Lettera 35), alimentata con la fantasia inesauribile del grande Rodari. Lo adoro sin dall'infanzia questo cantore del candore (eh... battendo un tasto per un altro ne vengon delle belle!).
Buon viaggio!



8月1日

Paese di Cuccagna


Capitolo di Cuccagna

Doue s'intendono le marauigliose

cose che si fanno in quel paese,

doue che chi piu dorme

piu guadagna.

Et à chi parla di lauorare, li son

rotte le braccia



Son stato nel paese di Cuccagna:
o quante belle vsanze son fra loro!
quello che più ci dorme più guadagna.

Io ci dormì sei mesi, o sette foro,
solo per arrichire in quel paese:
pensate io guadagnai vn gran tesoro!

Per arriuarci stei per strada vn mese,
con meco mi portai sei chiauarini,
e per la via mi feci buone spese.

O quanta bella grascia, e buoni vini,
starne, fagiani, e carne di porcelli,
grechi, vernaccia, maluasia, e latini!

Si batton con le pertiche gli vccelli,
e poi si danno alli porci a mangiare,
e le Civette cacano i mantelli.

Il grano non bisogna macinare,
grosso è lo vaco più che nullo monte,
con zappa la farina puoi cauare.

Non c’è né duca, né signor, né conte,
ognun ci viue alla sua libertade:
o che bello paese, o bella fonte!

Ci son le spine ch’ànno dignitade,
che di mele son cariche, e di manna,
di rasandole, e confetti inzuccarate.

In quel paese ci troui la canna,
che d’vn cannello vna botte puoi fare,
si che ’l cocchiume puoi far da vna banda.

Non ha’ bisogno l’ vva di pestare.
El uaso è grande, e ne vien chiaro ’l vino:
metti pur, la cannella lassa stare.

Ci si troua tal volta tal lupino
ch’è grosso come pietra di montano,
e c’è gran copia di pepe, e cimino.

Sempre v’è tempo gratioso e sano
non ci vedi altro se non festeggiare;
non si pagan le biade, né arco il grano.

Là non ci parlar mai di lauorare,
che subito ti mettono in prigione,
e vn anno dentro ti ci fanno stare.

Sapete di che sono le prigione?
di cacio parmigiano son le mura,
e le feriate sono di cialdoni.

Vedete come son da poche le persone.
che di quel luogo non sanno scappare,
e lì in prigion si lassano morire.

Non ha bisogno ’l lino di filare:
bell’e filato nasce in quel paese,
altra faticha non bisogna fare.

Troui per strada senza farci spese
tante camicie, lenzuola, e touaglie,
cento braccia di panno allo tornese.

Ci son tante Pernici, e tante Quaglie,
che dalla casa non le puoi cacciare:
se stai a mangiare a tauola t’assaglie.

Le case belle vi voglio contare:
di cacio pecorino son le mura,
e di ricotta le fanno imbiancare.

Ad ogni casa ci è la tempiatura
di salciccie, prosciutti, e di ventresche:
se tu ci vai, fa che vi ponghi cura.

Li fondamenti fonti d’acque fresche:
ohime, chi si volesse mai partire?
belle ci son ceragie romanesche.

Le donne belle io vi voglio ancho dire;
io le vedeuo con tanto splendore,
per forza mi faceuan risentire.

Sono belle, e piaceuoli all’amore;
ognuno l’ha alla sua libertade,
e ognun contentan per non dar dolore.

O quanti belli letti incortinati,
coperte di velluti cremesini.
che mai si vidde si gran dignitade!

O quanti belli scudi trapolini!
ognun ne porta piena la scarsella,
e se n’ha vn rubbio per tre bolognini.

Ma voglio che sapiate vna novella,
che chi li vuol leuar dallo paese,
per ognun paga dieci di gabella.

Ma quella gente nobile e cortese,
sempre ti danno ciò che li dimande;
non sanno dir di no in quel paese.

Fra l’altre cose ci son due montagne,
e tutte due di solfo, e di pece:
per gire in cima ci vuole sett’anni.

E nella cima c’è vn piè di cece
che pare che nel ciel voglia toccare:
ben habbia quello mondo, e chi lo fece

Le oliue belle vi voglio contare,
che grosse sono come vn melone:
l’oglio se n’esce senza macinare.

Lo piede non si zappa, nè si pone;
altra fatica far non ci voleua:
menano i fruti suoi d’ogni stagione.

Pere, persiche, e noce io ci vedeua:
erano grosse fuor d’ogni misura,
che più di sei vn tnul non ne poteua.

Viddi vna vacca pascere a pastura,
c’hauea fatto quattordici vitelli;
l’herba c’è longa fino alla cintura.

Per quelli piani tanti li porcelli
grassi, e sfoggiati a chiunche ne voleua:
hor andiamoci tutti, o pouerelli!

Tante cocozze, e niun le poteua,
erano lunghe, grosse e smisurate:
viddi vno che ne fece vna galea!

Tanti poponi, e tante le melate,
che d’una fetta ne puoi fare vn ponte
d’ogni gran fiume, voglio che sapiate.

Ognuno in quel paese pare vn conte;
vanno vestiti d’vna foggia nuoua
de l’arte liberale di Caronte.

Più bel paese di questo non si troua,
e così degno, nobile, e perfetto:
le Bufale d’April ci couan l’uoua.

C’è tanto musco là, e tanto zibetto,
reobarbar, zenzeuero, e cannella,
chi ci va vecchio torna giouinetto.

Chi voi caualli odi questa nouella:
per tre quattrini te lo puoi pigliare
con briglia, con li sproni, e con la sella.

Tanta è la grascia io non potria contare,
che a dirlo non mi par la veritade,
altro non vedi il dì se non ballare.

Vn piede di lattuga ci ho trouate.
e sotto ci ho veduto gran pazzia,
tremila pecore starui amoriate.

Vn piè di cauol, che niun huom uria
che con l’accetta tagliar lo potesse!
tal arbor mai non viddi in fede mia.

C’è tanto pesce che, chi lo sapesse,
a pescar spesso ogn’huomo c’anderia,
non saria giusto che a pescar volesse.

Là tu metti la rete in vna via,
il pesce va a pascere a vna montagna,
là te ne puoi varcare a voglia ria.

Vi ho visto tal piede di castagna,
che fa dugento miglia di meriana;
li porci non la voglion: o chi la magna?

Ci son pecore ch’àn longa la lana,
che pare che sian code di cauallo,
e sotto terra lor si fan la tana.

Andando a spasso vn dì trouai vn gallo,
non lo potei vccider sì era grosso
e li dei sette colpi con vn maglio.

Al fin mi si cacciò e misse addosso,
con l’ogne, e con li pizzichi mi stracciò,
e mi fece cascar in vn gran fosso.

Cadendo vna ranocchia mi pigliò,
e intero m’inghiotti in vn boccone,
e in manco di mezz’hora mi cacò.

E così mi venne in mano un bastone,
e fuore di quel fosso me n’vsciua,
e persi la berretta col giubbone.

Per quelli piani correr si vedeua
tante lumache, e tante tartaruche,
che mille can giogner non le poteua.

Ci son li ricci che han longhe le puche,
che ci si fanno l’haste alle corsesche:
se c’arriuo, volete ve n’aduche ?

Ci sono di Gennar le frutte fresche,
belle, e mature, e han la camicia rotta,
le pere moscatelle, e gentilesche.

Andando a spasso ci trouai vna grotta:
io per vederla dentro volsi gire,
appresso sento: serra, volta, volta!

Per la paura io mi messi a fuggire,
che mai mi riuoltai a capo drieto,
in sette settimane non potei vscire.

Così creder lo puoi se sei discreto,
che senza veritade è gran bugia:
per ridere l’ha fatto lo Poeto.
E per spassar la mala fantasia.

Cari fratelli, mi voglio partire,
Volete qualche cosa comandare?
Se qualchuno in Cuccagna vuol venire,
Con le bagaglie si debba acconciare.
Ma non ci venga chi non può dormire,
Che ti so dir che morirà di fame!

E questo si costuma in la Cuccagna:
Quello che più ci dorme, più guadagna.

Così vi dico, cari miei fratelli,
Là le Ciuette cacano i mantelli.


(Il Capitolo di Cuccagna – di autore trecentesco anonimo – è stato stampato in Siena nel 1581 forse alla Loggia del Papa dal codice "Miscellanea alessandrina XIII. a. 58", composto da 4 carte senza numerazione né richiami)


No, non ho deciso di farmi pigliar per il naso da un "Poeto" del Trecento. Il fatto è che questo testo mi piace assai e lo ritengo forse il mio miglior auspicio per le vacanze che si avvicinano. Già perché "quello che più dorme, più guadagna" e chi si azzarda a lavorare finisce in galera. Per non parlare, poi, delle donne "belle, e piaceuoli all’amore".
Manca solo un piccolo dettaglio: ora vado all'agenzia di viaggi e vedo quanto mi può costare un soggiorno nel paese di Cuccagna. Spero ci sia ancora un posto.
Non credo che vi manderò una cartolina. Ma quando pensate a me e vi chiedete come sto ricordatevi di questa poesia.



L'elefante e la pioggia

Metti una serata trascorsa in casa per coricarti presto e recuperare tutte le ore di sonno perdute nei bagordi del fine settimana appena trascorso. Metti la beatitudine della tua stanza, disordinata e accogliente come fosse l'interno della tua testa. Metti un letto, due cuscini appoggiati alla testiera e un buon libro. E mettici infine un temporale impetuoso, sublime, terrificante.
Mi sento bene durante i temporali, sento che l'elettricità delle saette mi rigenera. Questa notte l'acqua cadeva come un fiume, quasi un oceano. Dopo giorni di caldo asfissiante, finalmente la giustizia dell'acqua, il suo portato di novità e pulizia. Lo scatenarsi degli elementi. La natura tremenda nella sua potenza reclama la sua parte nella piccolezza della nostra vita di bipedi semi-intelligenti.
Mi figuro in lieta compagnia mentre i cieli suonano la loro sinfonia che ha la perfezione dell'acqua. "Mia sola sposa è l'acqua", deve averlo scritto Federico Garcìa Lorca, anche se non riesco a ricordare dove. Acqua, sposa penetrante, fedele, sempre uguale a sé stessa e diversa ad ogni istante. L'acqua che modella le montagne, l'acqua che nutre le piante, gli uccelli, i pesci. L'acqua sposa e madre prodiga.
Mi sono addormentato così, il sonno scandito dai fiotti feroci della pioggia che sbatteva sulle persiane. Di tanto in tanto un tuono a segnare una cesura nel dipanarsi dei sogni, un cambio di prospettiva, di sceneggiatura. Oggi mi sento bene come non mi sentivo da tempo.





7月31日

Attività per l'estate


1) Studiare chitarra blues

2) Vedere tutti i film che mi ha prestato Micky

3) Riprendere la traduzione di 'Astro-Theology' di William Derham

4) Riordinare carte e carabattole

5) Cucinare



(Bi)sogni di mezz'estate

Con oggi inizia la mia ultima settimana di lavoro prima delle vacanze. Come tutti gli anni comincio a fantasticare su tutte le attività che vorrei praticare durante le ferie, quelle per cui non si riesce a trovare il tempo mentre si lavora. Come tutti gli anni so che questi programmi saranno disattesi per cause esterne ma soprattutto perché l'ozio tenderà a diventare la mia occupazione principale. Il lavoro ci aliena davvero e ci priva delle nostre energie. Ci snatura. Mi lancerò in una top-five di questi velleitari (bi)sogni di mezz'estate.




Venere(a)

Scena da un ricevimento di nozze. Qualcuno sta canzonando una ragazza decisamente robusta per via del suo peso. La fanciulla risponde: "Pensare che fino allo scorso anno ero una sifilide".
Apperò!




7月27日

E LE Ferrovie? (2)

A gentile richiesta (presunta inventata posticcia ciccia baciccia) ritorna a imbrattare queste altrimenti lodevoli pagine la saga dei pendolari che loro malgrado pendolano quotidianamente insieme all'elefantino. In questa puntata andrò a citarvi non uno ma ben due esseri. Oh! Quanta grazia Sant'Antonio... no, non è merito del santo, è che non si da mai l'uno se non l'altra e versa-vice.
Frank Woodhead e Liza Greatnose. Una coppia. Una coppia? Io direi una coppia, sospetto siano moglie e marito. Una coppia ben assortita in ogni caso. Lei il doppio di lui. Lui la metà di lei. Lei con naso porcino, lui acquilino. Lui capelli di legno, lei capelli all'olio d'oliva.
Due soggetti curiosi dei quali, e mi rincresce, non posso dir nulla riguardo ai russamenti. Perché non dormono mai, o se dormono non smettono di parlare e di guardarsi. Sospetto proprio che non dormano.
Capita che seggano proprio vicino a me, lei con le poppe a poppa, lui con la prua a prua. Dalla borsa di lui escon fumetti, quelli di carta. Tra mille risolini ne prende uno per sé e uno per la sua. A me non me ne ha mai offerti. Poi fingono di leggere per minuti cinque, ma invece continuano a guardarsi. Si direbbero innamorati.
E allora fan progetti sul che fare al ritorno. Ma progetti di un dettagliato che neanche Furio di BiancoRossoVerdone. Li ascolto per lunghissimi minuti tre. E' che non riesco a leggere quando parlano loro e mi contento di ascoltarli. Ma a un certo punto perdo il filo e mi addormento.
E sogno un mondo terribile fatto di capelli di legno e nasi porcini, dove tutti si guardano nelle palle degli occhi. Un mondo di ammiccanti risolini. Ci vorrebbe Sigismondo Froid per decifrare questo sogno, io non so. Nel sogno ho capelli di palissandro, vesto in giacca e cravatta e sento un prurito tra la quinta vertebra e l'intenzione. E' un sonno agitato, a tratti disperato. Mi inseguono frotte di porcini nasali, porcini spaziali (Nasa...). Mi faccio largo a colpi di cravatta.
Quando mi risveglio, tutto sudato (specie sul naso), me li trovo ancora lì, Frank Woodhead (Crapa de legn, si direbbe a Milano) e Liza Greatnose. Si guardano e sorridono, ma la scena è in qualche modo inquietante, l'archetipo dell'angoscia. Ispeziono la mia testa con la mano senza dar nell'occhio. La parte che governa è tutta in regola, ma ho un germoglio a ore tre, proprio sull'orecchio destro. Opporcasidèla, e ora che faccio?




C'era una volta

C'era una volta un re seduto sul bidé
C'era una volta un pezzo di legno
C'era una volta Ernesto Che Guevara
C'era una volta la mia nonna
C'era una volta un bambino curioso che ero io
C'era una volta un ragazzo che come me amava i Beatles
C'era una volta la guerra
C'era una volta la mia Golf gialla cabrio a pedali
C'era una volta Enrico Berlinguer
C'era una volta il coraggio di lottare
C'era una volta il coraggio di sognare
C'era una volta il coraggio
C'era una volta il governo Berlusconi
C'era una volta re Carlo che tornava dalla battaglia di Poitiers
C'era una volta il profumo delle viole
C'era una volta il muro di Berlino
C'era una volta il mago Merlino
C'era una volta Craxi Bettino
C'era una volta Alì Babà
C'era una volta chi amava la Carrà
C'era una volta il caro Gaber
C'era una volta il cielo in una stanza
C'era una volta la Wermacht
C'era una volta il giardino delle fragole, dove nulla era reale
C'era una volta chi cacciava per necessità
C'era una volta la legalità come valore
C'era una volta Linda che ballava così come sapeva
C'era una volta Marcello Mastroianni
C'era una volta Bobo Merenda
C'era una volta la mia innocenza
C'era una volta la paghetta della domenica
C'era una volta il cuore che s'infuocava per un nonnulla
C'era una volta Domenico Modugno
C'era una volta la sicurezza di non poter mai morire





7月26日

(18)



(+) x (+) = (+)

(–) x (–) = (+)

(+) x (–) = (–)

(–) x (+) = (–)


Fortunatamente

la regola del prodotto

dei segni non vale

nell'algebra della vita.



 
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